Il 2011 era agli sgoccioli.
Ancora pochi minuti e avremmo visto chiudersi un anno in cui Silvio
Berlusconi era stato allontanato dal governo al termine di una agonia
politica che alla fine è diventata quella del paese. Ringraziato dai mercati
e snobbato dai suoi pari, “il Caimano” aveva abbandonato la scena, lasciando
il posto, il 16 novembre, al sobrio Mario Monti. Come milioni di italiani,
il 31 dicembre scorso eravamo davanti al televisore più per regolare gli
orologi che per guardare il programma. Sullo schermo ancheggiavano le solite
ballerine inquadrate ad altezza coscia. Lo spettacolo della volgarità
continuava come se niente fosse. O quasi. Sparite le ballerine, il
presentatore in smoking propone un veloce sondaggio. “Secondo voi, cari
telespettatori, quale donna, ha lasciato maggiormente il segno nel 2011:
Angela Merkel, Belen Rodriquez o Kate Middleton? Forza! Avete cinque minuti
di tempo per votare con un SMS”.
Ex modella argentina, protagonista degli spettacoli televisivi italiani e di
qualche film da quattro soldi, Belen Rodriguez ha tutte le carte in regola
per vincere. Angela Merkel? Troppo seria, non ha abbastanza fascino nel
paese dei latin lovers. Kate Middleton, la fresca sposa del principe
William? E’ quasi una sconosciuta nel paese d’oltralpe, dove la stampa le
preferisce la sorella Pippa, le cui foto del suo didietro sono circolate
abbondantemente. Sorpresa: Angela Merkel esce vittoriosa dal voto! Il
peggio, tipico ormai della penisola, stavolta è stato evitato. “Grazie a
tutti, urla il presentatore apparentemente sollevato, prima di lanciare il
conto alla rovescia verso il nuovo anno. Ma davvero questo risultato
dimostra che l’Italia è cambiata? Davvero?
Alla stessa ora, Mario Monti cena nell’alloggio messo a sua disposizione a
Palazzo Chigi, sede della presidenza del consiglio. Il suo predecessore ci
ha dormito solo una volta preferendo il suo appartamento privato a Palazzo
Grazioli, più discreto per ricevere le sue frequentatrici notturne. A tavola
per la cena della vigilia ci sono dieci persone: la moglie, i loro due figli
con le mogli, i nipotini, la cognata. Il menu rispetta la tradizione della
cena di Capodanno: tortellini in brodo, cotechino, lenticchie e pandoro. A
mezzanotte e un quarto, sono già tutti andati a dormire. La famiglia Monti è
così: si rispettano le tradizioni e si va a dormire presto.
Come facciamo a saperlo?
Semplicissimo. Per rispondere ad un parlamentare della Lega Nord, che aveva
accusato il capo del governo di aver fatto baldoria a spese dello stato, il
portavoce di Palazzo Chigi ha diffuso un comunicato in cui si danno
dettagliate notizie sui nomi degli invitati, l’ora del loro arrivo e quella
in cui sono andati via, la lista della spesa, i prezzi e l’indirizzo dei
negozianti presso cui Elsa Monti in persona è andata a fare gli acquisti.
Due pagine che si concludono così: “Il presidente Monti non esclude che in
ragione del numero relativamente alto degli invitati, i costi supplementari
di luce, acqua e gas potrebbero essere a carico dell’amministrazione”.
Questo è Monti, un miscuglio di rigore, di tradizione e umorismo. In quasi
100 giorni di governo, è riuscito ad imporre il suo stile all’Italia sazia e
nauseata dagli eccessi dal suo predecessore. Nel mese di gennaio, dopo un
piano di rigore di 20 miliardi di euro e di pesanti riforme (pensioni,
lavoro, liberalizzazioni e semplificazione amministrativa), secondo un
sondaggio Ipsos il presidente del consiglio poteva vantare ancora un livello
di gradimento del 58%. Meglio ancora: 35 % degli elettori di destra, il 60%
dei centristi e il 69 % degli elettori di sinistra preferiscono questo
professore estraneo alla politica ai leader dei loro rispettivi partiti.
Paradossalmente: se contestano il rimedio, approvano la scelta del medico
curante. Dopo qualche stagione di bunga-bunga in cui si meravigliavano delle
prodezze sessuali del loro primo ministro, si sono convertiti all’austerità
del suo successore dal giorno alla notte o quasi. Passati dal vizio alla
virtù in ventiquattro ore, un nuovo avatar del “trasformismo”, questa
facilità di passare da un regime all’altro, come un cambio di vestito?
Antonio Samaras, leader di Nea Dimokratia, ha preso atto in meno
di 24 ore che è impossibile formare un governo con le forze sostenitrici
delle...
Continua
Marco Travaglio, 3 maggio 2012
Stavo
pensando in maniera soffice e lenta alla vita, con un libro in grembo,
su un regionale che, in intimo accordo con me, si trascinava pigramente
verso le terre di Toscana per poi arrivare in Liguria, nella speranza di
maturare almeno un’ora di ritardo prima di consegnarmi alla stazione di
scambio (La Spezia).
Avendo la meritoria società TreniItalia coronato con successo il suo
lodevole sforzo...
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Servizio Pubblico
ventesima puntata del 19 aprile 2012
In questo video l'editoriale di Marco Travaglio: la storia dei finanziamenti pubblici, cifre in crescendo che...
Continua
Senza dubbio è da considerarsi solo satira per lo spettacolo. Nessuna
incitazione alla violenza. Ciò non toglie che il dissenso a Mario Monti
sia in costante e progressivo aumento ormai da un mese.
(Qui sono le
statistiche). Comunque questo
video merita di girare l'Italia, non fosse altro che per l'eccellente
livello artistico che dimostra.
Da: El Pais
Articolo originale "A
Monti se le agota el crédito" di Pablo Ordaz
Al Dottor Mario Monti si sta svegliando il malato nel bel mezzo
dell’operazione. L’anestesia fornita da partiti e sindacati al suo
arrivo al governo per far sì che farlo lavorare ad un’operazione a cuore
aperto, stanno terminando cento giorni dopo. E questo non solo perché le
sue riforme già realizzate o in fase di realizzazione – delle pensioni,
contro i privilegi, del mercato del lavoro – stanno cominciando a
toccare il portafoglio, ma perché non si intravedono ancora i risultati.
Ciò è dovuto anche all’insorgere di almeno tre complicazioni impreviste.
La prima è che i due partiti principali che, più o meno forzatamente,
hanno concesso il voto di fiducia – il PDL di Silvio Berlusconi e il PD
di Pier Luigi Bersani – iniziano a intuire con preoccupazione che questo
appoggio può ritorcersi contro di loro alle prossime elezioni. La
seconda – cui si può assistere proprio oggi per le strade di Roma – è
una mobilitazione straordinariamente aggressiva di rifiuto della
costruzione del TAV Torino – Lione. La terza è che il malato, una volta
aperto, si trova in condizioni peggiori di quello che ci si aspettava.
Grazie all’esempio di Berlusconi la corruzione politica e sociale si è
estesa come un cancro in tutta Italia.
I partiti politici, tutti, ne sono l’evidenza più chiara. Nè la destra
nè la sinistra si salvano dalla corruzione. E neppure la Lega Nord dello
xenofobo Umberto Bossi, sostenitore degli ultimi governi di Berlusconi.
Ora, senza il sedativo del potere e dei soldi Bossi non solo insulta gli
stranieri e gli italiani del meridione – per lui la stessa cosa – ma si
azzarda anche a minacciare di morte il primo ministro. Pochi giorni fa,
intervistato sulla possibilità che Mario Monti possa prolungare il suo
mandato oltre il 2013, il leader della Lega Nord ha avvertito: “Monti
rischia la vita, il Nord lo eliminerà”. Parole che non sono altro che la
ciliegina sulla torta di un panorama politico reso surreale dal Popolo
delle Libertà (PDL) e dal Partito Democratico (PD).
Le proteste per il progetto del treno ad alta velocità si aggiungono ai
problemi esistenti
Il partito di Berlusconi ha un grosso problema: Berlusconi. Il
precedente primo ministro – anche se sotto accusa in vari processi
ancora aperti – non sopporta di vivere senza i riflettori puntati e la
sua incontinenza comunicativa fa sì che un giorno appoggi il suo delfino
Angelino Alfano e il giorno dopo lo sconfessi.
Dal canto suo Pier Luigi Bersani, il leader della sinistra, prova a fare
in modo che il suo profilo da uomo dello Stato continui a procedere tra
due fuochi sempre più accesi. Da un lato le primarie che il suo partito
sta celebrando in tutta Italia stanno registrando una sconfitta dietro
l’altra dei candidati ufficiali de PD. Dall’altro, la sua iniziale
disponibilità ad appoggiare la riforma del mercato del lavoro di Monti –
che dovrà esser attuata prima della fine di marzo – inizia a far sentire
le sue conseguenze negative sulla base popolare. Se i sindacati più
vicini al suo partito sono contro il governo tecnico – e lo saranno
anche oggi nelle vie di Roma – non si capisce come Bersani possa vincere
le elezioni senza la sinistra unita. E tutto questo come si ripercuote
su Monti?
Per il momento il primo ministro è riuscito a portare avanti le sue
riforme con l’appoggio di tutti i partiti, ad eccezione della Lega Nord.
Attualmente i problemi interni ai partiti – senza direzione il PDL,
senza una direzione chiara il PD – possono compromettere questo
appoggio. C’è chi, all’interno di altre formazioni, inizia a vedere
Monti come un concorrente politico invece che un tecnico che è lì per
fare il suo lavoro sporco e poi andarsene.
Inoltre, il conflitto sull’alta velocità acquisisce sempre più sfumature
violente. “La guerra del TAV”, che ha già lasciato dietro di sè veicoli
bruciati, giornalisti aggrediti e un manifestante gravemente ferito dopo
esser caduto da un traliccio, arriva oggi a Roma. Sia Mario Monti che il
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano hanno espresso
chiaramente la loro opinione: andare avanti con l’opera che collega la
Francia all’Italia con un treno ad alta velocità. Nelle ultime ore,
però, non è solo l’ambiente che è in gioco. Un articolo di Roberto
Saviano – autore di Gomorra – sul giornale La Repubblica ha fatto
notare, argomentando, che le opere per il TAV si stanno trasformando già
in un potente meccanismo di finanziamento della Mafia.
A Monti, che continua ad avere successo in tutta Europa e nei mercati,
risulta sempre più difficile averne in Italia.
[Articolo originale "A Monti se le
agota el crédito" di Pablo Ordaz]