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4 aprile 2011 -
Fukushima. La Tepco, la società che gestisce la centrale di
Fukushima, progetta di riversare in mare 11.500 tonnellate di
acqua «lievemente radioattiva» cioè con una concentrazione di
radiazioni stimata in circa 100 volte il limite legale.
L'operazione servirebbe a liberare gli spazi di stoccaggio
dell'impianto per utilizzarli per altre quantità di acqua che
presentano maggiori livelli di pericolosità. «Non abbiamo altra
scelta che riversare l'acqua radioattiva nell'oceano come misura
di sicurezza», ha confermato il portavoce durante una conferenza
stampa. L'eccessivo accumulo di acqua, presente in diverse parti
dell'impianto, comprese quelle vicino a reattori e turbine, sta
ostacolando i lavori della messa in sicurezza. Lo scarico in
mare, ad ogni modo, è un piano estremo in quanto la Tepco non
riesce a trovare spazi sufficientemente grandi nei quali poterla
trasferire.
La decisione è
stata presa dopo il fallimento di due tentativi di bloccare la
fuoriuscita di acqua altamente inquinata da una crepa di 20
centimetri del reattore numero 2 . I tecnici giapponesi hanno
tentato di immettere del cemento nella fessurazione per otturare
la falla dalla quale il liquido continua a riversarsi
direttamente nell'oceano. Per valutare ulteriori fonti di fuga
dell'acqua radioattiva è stato anche iniettato un colorante
bianco sulle bolle d'acqua risalenti dal basso.
Fukushima, una
storia di veleni e corruzione
Il retroscena politico-giudiziario dell'emergenza nucleare: il
vecchio governatore contrario al progetto pluthermal fu messo
fuori gioco nel 2006.
Nell'agosto del 2008, l'ex governatore di Fukushima, Eisaku
Sato, è condannato per corruzione a tre anni, poi ridotti a due
nel 2009, con sospensione per quattro anni dai pubblici uffici.
Per il politico settantenne sembrerebbe la definitiva uscita di
scena, anche se siamo in una gerontocrazia come il Giappone. È
stato pescato con le mani nel sacco in uno scandalo di quelli
che si vedono a ogni latitudine. O almeno così sembra. Ma oggi,
molti giapponesi si chiedono se tra quella condanna e
l'emergenza nucleare di Fukushima non ci sia qualche nesso. Il
terzo reattore della centrale di Fukushima Daiichi, quello che
sta dando tanti problemi, è alimentato a Mixed Oxid Fuel (MOX),
una miscela di uranio (in tutte le sue forme) e plutonio,
alternativa al combustibile di solo uranio. I giapponesi hanno
coniato un termine (in inglese) per descrivere i progetti di
reattori alimentati a Mox: plu-thermal, che sta per l'utilizzo
di plutonio (plu) nelle centrali commerciali (thermal). Il
vantaggio fondamentale del Mox è che consente di riciclare il
plutonio dismesso dalle armi nucleari – che altrimenti
resterebbe in circolazione come spazzatura di difficile
smaltimento – e riduce la percentuale (e quindi la domanda) di
uranio necessario alla produzione di energia. Tuttavia si tratta
di una sostanza molto tossica. Secondo il politico ambientalista
americano Ralph Nader (citato dal Fatto Quotidiano), "la
sostanza più tossica conosciuta dall'uomo". I detrattori
sostengono anche che, lungi dal far piazza pulita del plutonio
in circolazione, i progetti pluthermal ne incentivano invece la
produzione. Nel 1999, scoppia uno scandalo internazionale che
coinvolge la British Nuclear Fuels plc (Bnfl) una compagnia del
governo britannico che |
tratta il ciclo
del MOX. Tra i vari clienti della Bnfl c'è proprio il Giappone.
I britannici comprano da Tokyo il plutonio di smaltimento, lo
lavorano e glielo restituiscono in forma di combustibile
riutilizzabile.
Ma in quei
giorni il business non appare più così redditizio, perché i
prezzi dell'uranio sono calati e quindi il MOX non sembra più
un'alternativa così competitiva. Alcuni funzionari della Bnfl
pensano allora di risparmiare sui controlli e consegnano al
Giappone del combustibile accompagnato da documenti di sicurezza
falsificati. Quando la verità emerge, comincia la lotta del
governatore Eisaku Sato contro il MOX che alimenta anche
Fukushima: non solo non è sicuro, ma non è più neanche così
economico. Ciò nonostante, Tokyo decide che entro il 2010 almeno
sedici centrali dovranno essere alimentate con la miscela. Nel
maggio del 2001, il piano pluthermal incoraggiato dal governo
sbatte però contro un referendum indetto dal villaggio di Kariwa,
nella prefettura di Niigata.
Poi è l'anziano governatore di Fukushima a prendere le redini
dell'opposizione: entra in conflitto con i burocrati della
Commissione Per l'Energia Atomica del Giappone e con i
funzionari della Tepco, l'azienda di servizio pubblico che
gestisce la centrale di Fukushima. In un'intervista del giugno
2002 al Fukushima Minpo, arriva a dire: "La Commissione per
l'energia atomica del governo nazionale è una scatola nera e non
fa alcun controllo [...] il governo non ascolta le autorità
regionali". In un incontro con i sindaci della prefettura
sbotta: "Se non c'è un piano per il riciclo, ci saràsempre più
plutonio in circolazione". E ancora: "Nel mercato senza regole
dell'energia, se si implementa il costosissimo programma
pluthermal, si arriva poi ai licenziamenti dei lavoratori".
Infine, il 26 settembre dello stesso anno blocca il progetto
pluthermal per la centrale di Fukushima. A inizio settembre 2006
Eisaku Sato vince il suo quinto mandato di quattro anni. Ha
corso da indipendente, appoggiato dal Partito
liberaldemocratico, il Nuovo komeito e il Partito
socialdemocratico. Pochi giorni dopo scoppia lo scandalo che
coinvolge suo fratello minore e quindi anche lui. Yuji Sato ha
ricevuto un prestito di quattrocento milioni dalla Maeda Corp,
una compagnia di Tokyo, che nell'agosto del 2000 si è
aggiudicata un appalto da 20.6 miliardi di yen per la
costruzione di una diga nella prefettura. Secondo l'accusa, il
fratello governatore sarebbe implicato nell'affare. Eisaku Sato
si dimette a fine settembre: "Intendo assumermi la
responsabilità morale e ripristinare al più presto la fiducia
dei cittadini nell'amministrazione della prefettura". Continuerà
a dichiararsi innocente. Ad agosto 2008, come si diceva, arriva
la prima condanna; nel 2009 la seconda. Il MOX entra a Fukushima.
Oggi, molti giapponesi si chiedono se il caso di corruzione che
ha messo fuori gioco Sato non sia stato abilmente costruito per
far fuori il maggiore ostacolo all'adozione della famigerata
miscela. L'ennesimo sospetto rafforzato da silenzi e reticenze
del governo e della Tepco. Per inciso, le "moderne" centrali di
terza generazione che dovrebbero comparire in Italia sono
proprio alimentate a MOX.
Gabriele
Battaglia Peace Reporter, 21/03/2011 |