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| La prima accusa
di "product forcing" contro Microsoft risale al 1991, quando sulla casa
di Redmond si abbatte il sospetto nemmeno tanto campato per aria di avere
una posizione dominante nel mercato dei sistemi operativi dei pc. Nel 1991
le finestre di Windows non giravano ancora sull'85 per cento dei computer,
come accade oggi, ma avevano già sbaragliato quasi tutti gli altri
software. Bill Gates allora rispose alle accuse come risponde oggi: noi
facciamo software, è colpa nostra se sono più belli, facili
e interessanti di quelli dei nostri concorrenti?
Dal sospetto di "posizione dominante" del 1991 all'attuale accusa di "pratiche monopolistiche", nell'industria dell'informatica sono accaduti fatti centrali e definitivi, quasi tutti targati Microsoft: il lancio di "Windows 95", la creazione di "Microsoft Network" per far concorrenza ad "America Online", il lancio del browser "Internet Explorer", i siti per il commercio elettronico, le news su "MsNbc", l'investimento nella tv via cavo "Comcast", gli esperimenti della "WebTv Network", fino all'ultima creatura, "Windows 2000 NT". Il reato che il dipartimento di Giustizia e venti Stati americani contestano alla Microfost è presto detto: il gigante dell'informatica costringe gli assemblatori e i rivenditori di pc su cui gira il sistema operativo Windows a vendere tutto il pacchetto di software Microsoft, compreso il browser "Internet Explorer"; in questo modo spiazza i concorrenti, soprattutto Netscape (che ha lanciato il suo "Navigator" nel 1994). In altre parole, Microsoft viola le leggi antitrust nel momento in cui, di fatto, impone l'uso del suo browser "Internet Explorer" a chiunque acquisti un pc, visto che il 95% dei pc funzionano con Windows. A questa accusa la Microsoft, al di là di un'infinità di cavilli legali e tecnologici, risponde e ha sempre risposto molto semplicemente: "Internet Explorer" è un software integrato nel sistema operativo Windows, tanto più nella nuova release "Windows 2000". Chi sceglie Windows sceglie il prodotto migliore, questa non è da nessun punto di vista una "pratica monopolistica" ma una semoplice legge di mercato, dove da sempre vince il migliore. Nel 1994 c'era stato un primo tentativo di accordo, il "Consent Decree", tra Bill Gates e il dipartimento di Giustizia, in cui Microsoft avava accettato di rivedere i contratti con i produttori di pc e con gli altri produttori di software per evitare l'accusa di "pratiche monopolistiche". Poi quattro anni di battaglie
legali, di giudizi, appelli, ricorsi, perizie, memorie, multe, tutti attorno
allo stesso nodo - il browser per navigare in Internet "Explorer" e il
sistema opartivo "Windows 95" - e alla domanda: i due software sono integrati
uno nell'altro? Chiede l'antitrust: se qualcuno volesse comprarne solo
uno - ad esempio solo Windows - è vero o no che sarebbe obbligato
a prendersi anche l'altro, cioè "Internet Explorer"? Chiede il giudice
federale: è possibile "staccare" il Browser "Explorer" dal sistema
operativo "Windows 95"? No, rispondono i softweristi Microsoft, l'operazione
di scorporo danneggerebbe l'intero sistema. Chiede ancora il giudice: potrebbe
"Explorer" essere "nascosto", in modo da permettere ai costruttori di pc
di installare il concorrente "Navigator" di Netscape?
La questione che il giudice federale Thomas Penfield Jackson dovrà affrontare, da lunedì e per otto settimane, è dunque la seguente: la legge antitrust può accettare che "Explorer" sia assolutamente integrato nel nuovo sistema operativo "Windows 2000"? O sarebbe il caso di obbligare Microsoft a inserire nella versione "2000" anche il "Navigator" di Netscape? Questo il problema sul tavolo del giudice federale, che avrà a disposizione, per dirimere una tale complessità tecnologica, oltre che giuridica ed economica, solo il vecchio "Sherman Act" del 1890 e le varie cause che lo hanno reso famoso, da quella contro la "Standard Oil" di Rockefeller del 1911, a quella contro la Ibm del 1969, a quella del 1974 contro la "AT&T". Peccato che queste sentenze non aiuteranno molto il giudice Jackson. Perché il processo Ibm - l'accusa era di "posizione dominante" - dopo 13 anni di battaglie legali si concluse con un nulla di fatto: nel mentre la Ibm la sua "posizione dominante" l'aveva persa per altre storie. E perché il processo contro la AT&T, durato ben dieci anni, sancì la fine del monopolio telefonico negli Stati Uniti. Gli esperti del mercato informatico lo dicono senza mezzi termini: se le cose dovessero mettersi male negli Usa, a Bill Gates e alla sua Microsoft resterebbe comunque il bel mercato della Cina con il suo miliardo e 200 milioni di abitanti, visto che Jiang Zemin ha scelto il sistema operativo "Windows 2000" per informatizzare il Paese della Muraglia. Malgrado questa previsione,
il processo che da lunedì vedrà contrapposti il governo degli
Stati Uniti e il gigante Microsoft lascerà più di un solco
nelle leggi dell'economia e in quelle antitrust americane. Da una
parte la forza del dipartimento di Giustizia, che ha detto a chiare lettere
di volere una sanzione particolare e simbolica per evitare che casi come
questo si possano ripetere. Dall'altra le altrettanto forti leggi del mercato:
Microsoft è sempre stata un'azienda molto competitiva, i suoi azionisti
esigono che sia aggressiva e che continui a comportarsi come ha sempre
fatto. "Che piaccia o meno al dipartimento di Giustizia", scrivono i commentatori
Usa in questi giorni, c'è il rischio che questo processo, in pratica,
porti alla Microsoft, come unica conseguenza... nessuna conseguenza.
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